In Woody, we trust! Blue Jasmine

Da sinistra verso destra – Sally Hawkins, Cate Blanchett

Woody Allen riesce sempre a colpirmi. Woody Allen mi ha profondamente deluso questa volta. Il pubblico di Allen è sempre nel limbo tra la sensazione di avere visto un’opera straordinaria e il tradimento, l’inganno per avere creduto ancora una volta di potere essere stregati dal regista newyorchese. Blue Jasmine riesce a comunicare bellezza e frustrazione allo stesso tempo. La bellezza, inutile dirlo, è di Cate Blanchett, che si conferma una delle attrici più brave nel panorama mondiale. Jasmine ha vissuto un’intera vita voltandosi dall’altra parte, non ha visto ciò che tutti sapevano, ha persino desiderato di essere cieca piuttosto di essere cosciente e complice delle triangolazioni del marito, interpretato da un perfetto Alec Baldwin. Ma come lei stessa dice “c’è un limite ai traumi che una persona può sopportare prima di mettersi ad urlare in mezzo alla strada”. Continua a leggere

This must be the place

[118 min, 2011]

Credeteci fino alla fine, dovete riuscire a trovarlo, deve essere lì da qualche parte!

Paolo Sorrentino gioca ancora con il pendolo del tempo, facendoci percorrere in maniera anomala quella dimensione sospesa tra passato e futuro. Il film naviga per le strade periferiche di Dublino dove l’imponente Aviva Stadium nasconde i brutti odori della classe operaia irlandese. Rifugge dai colori scuri della Guiness e ripiega sulla realtà ovattata delle tea house, atmosfera monotona che viene subito spazzata da Cheyenne, rock star che nuota nel kitch delle sue royalties. Il cantante vintage interpretato da Sean Penn, si protegge dietro centimetri di make-up ma rifiuta di essere definito un artista o di esserlo mai stato. Sembra incredibile per essere un divo con un passato molto punk ma ha solo una moglie (Frances McDormand), custode della sua noia quotidiana. Cheyenne, durante il giorno si aggira per le vie di Dublino, improvvisandosi figura di riferimento per l’adolescente Mary, interpretata da Eve Hewson (alias figlia narurale del celebre Bono) e per la madre di Mary (Olwen Fouere).

Tutto è carino, rilassante, graziato dal fascino dei 35 mm, ma normale. Finché un telefono rosso squilla. Da quel momento tutto cambia per Cheyenne, che ha l’occasione di riconnettere il passato con il presente.
L’attore californiano ritrova la tensione già vista in Milk, anche se in chiave del tutto diversa, e regala un gioco di prestigio al pubblico che viaggia con lui tra Dublino e New York.

Il film ancora caldo, premiato a Cannes dalla giuria ecumenica, ci regala una storia da spogliare indumento per indumento, molto lentamente, per capirne il senso.
Unica pecca la scelta dei tempi nel montaggio, poco efficace, soprattutto nella parte iniziale del film sembra non avere continuità di ripresa. Forse una scelta voluta, ma le immagini non riescono a scorrere fluide, la sensazione è di una macchina che si spenga di colpo e poi riparte. Ma quando il telefono rosso squilla i tempi passano in secondo piano, gli stacchi sembrano necessari e tutto si allinea. Inizia una una ricerca del dettaglio impressionante, investigativa. Un viaggio verso angoli degli Stati Uniti di cui abbiamo solo sentito parlare. Ma anche no, come Alamogordo in New Mexico o Bad Axe in Michigan! Un vero road movie per Sorrentino, il cui titolo prende ispirazione da una canzone dei Talking Heads. Per gli amanti del gruppo, fondamentale sapere dell’apparizione di David Byrne, celebre al mondo per avere scritto il testo di ‘Psyco killer’ proprio dei Talking Heads, e già curatore della colonna sonora di ‘Wall street (1987)’. Ed è proprio lui, insieme a Will Oldham, a curare una colonna sonora  semplicemente brillante, non perdetevi assolutamente i ‘pieces of shit’ (letteralmente i pezzi di merda!) che animano splendidamente buona parte del film.
Siamo potenzialmente spettatori ma anche testimoni del film che consacrerà il regista de ‘il Divo’ a livello internazionale. Naturalmente è una scommessa per Andrea Occhipinti e Nicola Giuliano produttori in quota Lucky Red del film, insieme a Medusa e Indigo per l’Italia.
Il budget complessivo del film si aggira attorno ai 25 mln di €, l’incasso delle prime due settimane è di 1,49 mln di €, ed è attualmente secondo al box office. Ma le vele sembrano abbastanza gonfie, se si pensa che deve ancora transitare per il London Film Festival (26 ottobre), per il mercato tedesco a novembre, e sopratutto quello americano a dicembre 2011, probabilmente vero target, anche se Sorrentino ci tiene a fare sapere in conferenza stampa che il film è stato venduto in tutto il mondo, tranne che in Cina.

Se non lo avete ancora fatto, andate al cinema a vederlo, e ricordate che ognuno ha qualcuno da ricercare, che sia sotto casa, in Val Susa o nel New Mexico.

Di Roberto Raneri