Buon compleanno Lucio


Buon compleanno Lucio. Manchi sempre tantissimo. Riesce facile immaginarti coperto di sale, come il tuo Ulisse, affaccendato a uscire dall’acqua salmastra, mentre alzi lo sguardo al carro di fuoco, mentre ti corre sul cuore. È vero oggi come non mai che ogni giorno è sabbia e furore. Continua a leggere

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#Whiplash è un pericolo per tutti

J. K. Simmons and MIke Teller on "Whiplash"Goffredo Fofi scrive su Internazionale che “Whiplash è una favola per gonzi di destra”, e mi dispiace molto dovere dissentire. Continua a leggere

You get what you need

Prima di tutto premete play.

A un certo punto mi sono reso conto che non c’era niente al mondo, a parte forse l’amore e il sesso, capace di avere una così forte e potente influenza su di me come la musica. Continua a leggere

Frank #Zappa muore oggi

Sheik_YerboutiFrank Zappa muore oggi, vent’anni fa. È molto difficile parlare di Frank Zappa. La difficoltà nasce innanzitutto dall’impossibilità di inquadrarlo univocamente in un tipo, in un personaggio, in un chitarrista, vista la molteplicità di sfaccettature che la sua personalità è riuscita ad assumere durante il corso della sua vita. Il ruolo unico, straordinario, esemplare, che Zappa è arrivato a ricoprire nella storia della musica del ‘900 – e quindi della musica contemporanea – non è riconducibile unicamente ad un aspetto isolato della sua personalità, o limitato ad un preciso momento della sua vita o ad una singola opera o performance. È proprio nella molteplicità, nella diversità della continua progressione – o progressiva continuità – della sua intera opera, della sua intera vita che è possibile intravedere il genio, il pioniere, l’esploratore imperterrito, impavido. Certo, Frank Zappa è stato anche un musicista di talento, un bandleader leggendario, un autore raffinato, impetuoso, elaborato; un comico, un dialoghista sfacciato, irriverente; sardonico nelle opinioni e anarchico nel pensiero, ma anche innamorato del giusto, del bello, del brutto, della libertà, del diritto, del sesso, dell’uomo, della donna; a volte anche no.

Ha trovato il modo di produrre la sua musica e i suoi musicisti non appena l’opportunità – e la necessità di liberarsi di qualsiasi costrizione creativa – lo ha permesso, riuscendo a farsi imprenditore di se stesso molto meglio della grandissima maggioranza di quei professionisti della politica e del lucro che ininterrottamente hanno tentato di ostacolare il suo lavoro e la sua arte per via di censura e sottrazione illecita di diritti d’autore. Fino al Congresso degli Stati Uniti d’America ha difeso se stesso e i propri colleghi artisti ed editori indipendenti, gloriosamente, memorabilmente.

Un intellettuale d’altri tempi, oratore eloquente e puntuale, sagace; pensatore, scrittore, studioso e opinionista, con la sua musica e le sue azioni ha raccontato implacabilmente il suo mondo, la specie umana, l’America. Ha ridipinto i tratti dell’artista moderno, riconfigurandone i limiti sia nelle pratiche che nell’immaginario: schiavo del suo lavoro, della sua musica, dell’amore, forse, ma non delle droghe, dei palcoscenici, del successo. L’unico vero successo che abbia mai veramente riconosciuto era il privilegio – raro – di poter vivere della propria musica, e grazie ad essa avere la possibilità di farne altra. La più grande responsabilità che abbia mai sentita sulle spalle, d’altra parte, è probabilmente quella di superare con ogni nuova esecuzione ogni precedente aspettativa: se proprio tra i suoi sicuri difetti dovessimo sceglierne uno capace di apparire come preminente, al nostro occhio ignaro della sua personale intimità non rimarrebbe che la sua ambizione alla perfezione, al continuo superamento dei limiti precedentemente raggiunti. Quindi solo la morte poteva fermarlo. Quindi è molto difficile parlarne, senza parlarne per troppo a lungo. Chissà come sarebbero stati questi vent’anni.

Per chi non conoscesse Frank Zappa

Gli album, i concerti, i bootleg pubblicati da Frank Zappa sono svariati, non faceva altro, e lo ha fatto per trent’anni, suonare, registrare. La sua discografia è sterminata. Ma si deve pur sempre partire da qualcosa:

  • Frank Zappa – Sheik Yerbouti (Zappa Records 1979)
  • Frank Zappa & The Mothers of Invention – Roxy & Elsewhere (Discreet 1974)
  • Frank Zappa – You Are What You Is (Barking Pumpkin Records 1981)
  • Frank Zappa – Joe’s Garage, Act I, II & III (Zappa Recors 1979)
  • Frank Zappa – Guitar (Zappa Records 1988)
  • Frank Zappa & The Mothers of Invention – Hot Rats (Bizarre Records 1969)

Stefano Bollani ha dedicato a Frank Zappa parte della seconda stagione del suo show su La7, Sostiene Bollani, raccontando e tributando l’artista.

Di Giorgio Grasso

Sono o non sono il Capitano?

????????????Prove di campagna elettorale o segni di rottura con le frange indipendenti?

A giudicare da quanto si evince dal comunicato firmato da Beppe Grillo e Casaleggio (leggi l’intervento su beppegrillo.it), sembrerebbe che i senatori Andrea Cioffi e Maurizio Buccarella abbiano aperto un ulteriore dibattito all’interno del M5S. Dure le reazioni del vertice M5S dopo l’approvazione dell’emendamento che proverà a sospendere il reato di clandestinità di cui i senatori grillini sono firmatari. È evidente che esiste una distanza significativa ormai tra alcuni deputati e senatori del M5S ed il suo vertice politico. Nell’articolo si puntualizza che l’Italia non è in grado di accogliere altre persone a causa delle gravi condizioni economiche-occupazionali, ancora una volta la crisi finanziaria viene usata per tacere tematiche etiche e giurisprudenziali. Naturalmente si tratta di una rivendicazione politica che non può essere messa in relazione con il deficit/pil o con le percentuali di inoccupati/disoccupati. L’intervento sul blog beppegrillo.it è una manovra di posizionamento politico, che tristemente allinea la posizione del vertice M5S alla linea politica di Marine Le Pen.

Attenzione, non credo che Casaleggio e Grillo siano razzisti, ma che anche loro, come ogni politico, non vogliano perdere una porzione di elettori (come gli ex elettori della Lega Nord/AN). In questo caso Grillo e Casaleggio utilizzano il linguaggio dei politici di professione che invece, solitamente, vengono definiti molto distanti dal M5S. È ovvio che l’Italia da sola non può gestire il fenomeno migratorio Sud-Nord, ma non credo sia legittimo perseguire penalmente chi scappa da un conflitto o dalla fame. Naturalmente queste sono valutazioni soggettive ed emozionali, direte voi.

Tuttavia mi sembra doveroso ricordare, col rischio di peccare di retorica, che siamo un popolo di migranti; e vorrei ribadire che non abbiamo esportato solo il Made in Italy nel mondo (vedi Cosa Nostra). Il fatto che Francia, Spagna e Germania abbiano leggi simili – ammesso che sia veramente così – non è una motivazione sufficiente a limitare un movimento che si professa rivoluzionario e che quindi dovrebbe andare contro il sistema precostituito, andare oltre la legittimità popolare se necessario, superare il linguaggio programmatico: “fare un salto nel buio”, come diceva qualcuno.

Di Roberto Raneri

Same way of leaving, but different souls

1Le immagini di copertina ritraggono i corpi esanimi ritrovati sulla spiaggia, cittadini eritrei, somali e di altri paesi sub-sahariani. Solo 150 dei presunti 500 che viaggiavano a bordo del barcone sono stati tratti in salvo; inutile contare i bambini e le donne in stato di gravidanza tra il centinaio di cui è già stato appurato il decesso. Altri 250 i dispersi, ma si tratta di numeri che avrebbe solo senso valutare per un’attenta ricerca a livello internazionale. Parliamo di persone e restiamo umani. Dovremmo decidere tutti quanti come hanno fatto i pescatori di Lampedusa di formare una catena umana, rifiutare di accettare il compromesso con qualsiasi forma di rappresentanza politica che non metta al centro della programmazione il peso e quindi la responsabilità dell’Europa nel Mediterraneo. Non si dica da Bruxelles che sono stati investiti troppi milioni di euro per  gestire il fenomeno dei Boat People, perché investire senza rafforzare la carta dei diritti, sarebbe come aumentare l’austerity senza un vero piano di sviluppo del lavoro e della conoscenza.

E in ultimo fino a quanto la crisi preclude la possibilità di rimanere umani?2 Di Roberto Raneri

Sulla strada

La balena bianca è tornata a cantare ed è tempo di chiamare Ismaele. Ricominciamo da dove ci siamo lasciati, ma dove ci siamo lasciati? Dall’attualità, dalla musica o dai lunedì cinema? Ricominciamo e basta, nel modo più banale possibile.

Ieri 29 ottobre 2012 è successo qualcosa di straordinario, la Sinistra siciliana è definitivamente morta. Sì credo sia questa l’unica notizia veramente importante delle elezioni regionali 2012 in Sicilia, nonostante i voti di preferenza della candidata alla presidenza Giovanna Marano abbiano superato il 6%, la coalizione Libera Sicilia  accessoriata di IDV, SEL, FDS e Verdi non rappresenterà i suoi elettori all’assemblea regionale siciliana Ars. Evviva! I più catastrofisti si chiedono già se alla luce di questo scarso risultato il Pd stia già pensando di riformulare l’alleanza a livello nazionale in vista delle prossime sempre più annunciate elezioni politiche.

Un’altra domanda da chiedersi è se sia mai esistita una Sinistra siciliana? Io ne ho sempre avuto racconti dalle persone che mi hanno cresciuto, il riferimento in quel caso è alla fine degli anni 70′, al femminismo, alla costruzione di una coscienza partecipata attraverso le assemblee e la riappropriazione degli spazi condivisi. Ed ecco il dilemma: “E’ mai esistita una “Sinistra siciliana”? L’evento di ieri ci dice che le sue uniche tracce storiche viventi e votanti, hanno deciso di abbandonare la possibilità che possa esistere una Sinistra, preferendo il partito definito attualmente come “Movimento Cinque Stelle – beppegrillo.it” che porta 15 rappresentanti all’Ars. Mi viene da pensare allora che la Sinistra siciliana sia un po’ come Babbo Natale, uno spirito che esiste solo fuori dalla Sicilia, in Lapponia.

Se si pensa che non è mai esistita, allora è tutto più facile da gestire. Dare una spiegazione dell’implosione diventa semplice, come può implodere uno spirito che vive lontano? Se si accetta l’idea che in Sicilia non sia mai esista una forza progressista organizzata, allora diventa inutile intraprendere un discorso sull’utilità di avere contributi sempre diversi, infinite correnti, e poca capacità di creare un Sistema di Rete Locale e Territoriale. Diventa molto più facile relazionarsi con le persone che stimi e ami che improvvisamente credono solo nel Movimento. Diventa inutile prendersela perché – improvvisamente le assemblee sono diventate inutili e ottocentesche, non sono più un modello per creare massa critica reale perché basta un tweet o un feedback.

Sono sicuro che altre persone sono pronte a dire che la Sinistra è anche il PD. Bene, nella sicurezza che esistano delle persone oneste e capaci anche nel Partito Democratico, non credo siano moralmente accettabile candidare Giacomo Scala imputato per abuso d’ufficio a Trapani. Oppure Elio Galvagno, accusato di falso in bilancio per la gestione dell’Ato rifiuti. Come anche Francesco Pettinato, indagato per una presunta infiltrazione della mafia in un appalto per la costruzione di pale eoliche nel comune di Fondachelli (che per fortuna ha ritirato la sua candidatura). E che tipo di coalizione è quella con l’UDC che presenta a sua volta Marco Forzese, indagato nell’inchiesta sulle promozioni facili al comune di Catania. Inoltre Giuseppe Spata, condannato in primo grado dal Tribunale a un anno di carcere ma soprattutto Nino Dina, vicino a Cuffaro, indagato per concorso esterno a Cosa Nostra. Il suo fascicolo è stato archiviato. E non vorrei mai dimenticare Pippo Nicotra, sindaco del comune di Aci Catena poi sciolto per mafia nei primi anni ’90. Non vorremo certo accettare la sufficienza dell’ultima parola all’elettore o peggio ancora affermare che la Mafia è anche di Sinistra?

Altri sostengono che Crocetta da solo possa garantire la qualità democratica che lo contraddistinse nelle sue battaglie politiche e civili. Nessun uomo da solo è mai riuscito a salvare questa terra, credo anche ai piani alti avrebbero problemi. Ma soprattutto Crocetta non ha la maggioranza, dato che gli elettori siciliani hanno deciso di premiare abbondantemente gli amministratori uscenti affidandogli tante poltrone PDL 12, UDC* 11, MPA 10, Grande Sud 5, Cantiere Popolare 4, Musumeci presidente 4. La ripartizione dei seggi è chiara e se consideriamo i seggi ottenuti dalla lista Movimento Politico, il PD ha a disposizione 19 seggi, ne mancano almeno 27 per governare e gli interlocutori dentro e fuori la coalizione sono tristemente appariscenti.

Avremo quindi un probabile governo di larghe coalizioni – dichiarate o meno – che si prevede venga monitorato dal “Movimento Cinque Stelle – beppegrillo.it”. Ma è sufficiente limitarsi al ruolo di “dog watcher“ o “zitelle acide” come lo stesso neo deputato Cancelleri ha dichiarato? Non è forse arrivato il momento di aprire ad una direzione politica evidente e chiarire le preferenze interne al Movimento rispetto a Beppe Grillo autonominatosi garante politico del partito?

Intanto che i giochi di prestigio iniziano e le alleanze si muovono, il debito pubblico siciliano si sposta velocemente verso i 6 miliardi di Euro, quasi interamente costituito da prestiti e mutui (5,1 miliardi di euro), oltre a 224 milioni di euro di emissioni obbligazionarie (scadenza prevista al 2015). A fare lievitare verso i 6 miliardi sembrano essere proprio i  contratti di prestiti derivati circa 900 milioni di Euro, di cui il 90% riguarda prestiti stipulati con banche straniere ad esempio Nomura (35,3  per cento) e Merrill Lynch (20,9 per cento).

Gli apparati finanziari sono pronti a divorare la nostra sovranità a colpi di declassamento: Moody’s, Fitch Ratings, Standard&Poors  ci vedono sempre più poors. Ed è questo forse il vero motivo per cui Lombardo si è dimesso, lasciando lo scettro al rampollo di famiglia Toti.

Di Roberto Raneri


*inteso come partito storicamente eletto dai siciliani e quasi sempre al governo

Il futuro è un buco nero

Che cosa è il welfare? Cos’è? Cos’è il benessere? Può darsi che sia la capacità, per il giovane Mikael, di immaginare una vita al di fuori del proprio paese per un anno grazie a denaro garantito da uno stato benevolo, il quale si finanzia con flussi di tasse piccanti? Avere un fondo garantito di 32640 corone l’anno – 3600 euro – dal conseguimento del diploma di scuola superiore, questo è quello che si possono permettere di considerare i giovani svedesi, intorno ai loro diciannove anni. Questo se decidono di proseguire con la carriera universitaria subito dopo la fine dei loro studi superiori. Se scelgono di intraprendere una breve o momentanea carriera lavorativa prima di iniziare gli studi, sono invece loro – o le loro famiglie – ad avere l’obbligo di mantenersi durante quel lasso di tempo. È il CSN (Centrala studiestösnämden), alle dipendenze del Ministero dell’Educazione e della Ricerca, ad occuparsi dell’erogazione di questi contributi pubblici. Un finanziamento, naturalmente, garantito e a fondo perduto.

E cosa bisogna pensare del modello di stato che permette a questi ragazzi di immaginare questo orizzonte di vita indipendentemente dall’estrazione sociale? Uno stato che tassa i propri cittadini anche fino al 35 percento del loro guadagno, per permettere a questa e ad altre categorie di servizi di essere finanziate. La Svezia sceglie di porre in atto questa, tra tutte le politiche possibili. Ciononostante, la gioventù svedese non sembra nemmeno avere molta fretta ad accaparrarsi le garanzie offerte dallo stato. La maggior parte, infatti, sceglie di aspettare un anno o due, prima di iniziare l’Università – la quale sarà comunque garantita gratuitamente, sempre per seguire il filo della contribuzione statale. Sul fatto che i contributi statali a fondo perduto – grants – non si fermino nemmeno quando alcuni di quegli stessi giovani prendono meno seriamente in considerazione la propria, per dire, responsabilità, si dibatte. E sono davvero in tanti a scegliere di ritardare l’inizio degli studi universitari o professionali. Secondo il rapporto 2008 dell’OECD sull’educazione e occupazione giovanile, le casse svedesi subiscono uno stress inappropriato rispetto a quanto potrebbe essere risparmiato: ciò che viene ad ogni costo regalato, potrebbe essere invece prestato, dopo un certo periodo di inerzia universitaria, secondo alcuni. Nonostante “l’attivo e lungimirante approccio alla riforma economica” pure in tempi di crisi, il garantismo esercitato dallo stato sul diritto alla formazione non sembra avere i requisiti per qualificarsi fra le scelte orientate alla massimizzazione del profitto. Sull’opportunità della scelta, come già detto, si dibatte. Nel frattempo, il 2011 vede l’OECD già più ottimista: il paese ha retto bene alla crisi, grazie soprattutto alla sua solidità fiscale. Che dire?

Se comunque questi fondi garantiti non dovessero bastare – come nel caso di una scelta di studio fuori sede – lo studente può comunque averne altri in prestito dallo stato: fino a quasi 8000 euro l’anno, all’interesse fisso dell’1,9 percento. E questo senza considerare il costante “pieno e illimitato supporto dello Stato svedese” in materia di sicurezza e salute – come ribadiscono i certificati di assicurazione internazionale che li accompagnano tanto nelle loro trasferte estere quanto nel loro stesso paese. Nel frattempo, Barack Obama si sforza di spremere al Congresso un contributo a interesse “ridotto” pari ai diecimila dollari ogni quattro anni di impegno accademico per alcuni – pochi – milioni di giovani americani. Non è il caso di nemmeno provare a confrontare i dati sull’occupazione. Ma certo è vero che i numeri contano, dopotutto. Stiamo pur sempre parlando di un paese, la Svezia, in cui quando un milione e mezzo di abitanti guarda un video su Youtube, è un sesto dell’intera popolazione ad averlo condiviso. Praticamente l’intera popolazione, se si considera il passa parola a breve termine: un tormentone estivo può cambiare per sempre il modo in qui la gente parla. Di certo è più semplice gestire le necessità di 9 milioni di cittadini rispetto a quanto lo sia farlo per 312 milioni; o per 60 milioni.

Ma torniamo un attimo a Mikael, e alla semplice verità delle sue possibilità. La possibilità per un giovane di immaginare un futuro a breve e medio termine per sé e a partire da sé, può in qualche modo rappresentare il concetto di welfare, garantito dallo stato di diritto? E se è così, perché dovrebbe essere illecito o assurdo nutrire lo stesso desiderio anche per un giovane italiano, o americano? Mentre questo desiderio continua a covare nel dimenticatoio delle speranze italiane, il nostro dibattuto governo di tecnici progetta un credito di imposta per gli investimenti nella ricerca del 12 percento. Il New York Times, da parte sua, canta le lodi del salvatore “Re Giorgio”, ideale comunista gentiluomo impegnato nell’ardua lotta contro il suo stesso ruolo. Sembra che tutti abbiano parole per quasi qualsiasi cosa, oggi come oggi. Tranne che per i desideri di serena libertà di pianificare la propria vita che ogni giorno i giovani italiani vedono impediti dalla contingenza dei tempi e del disinteresse del sistema Italia. Il quale sembra non avere alcuna memoria della centralità del principio di mobilità sociale su cui uno stato del welfare dovrebbe essere costruito. La priorità della formazione e occupazione giovanile non sarà una priorità nemmeno per questo governo tecnico. Che Mikael e i suoi amici continuino a farci invidia.

Siamo il futuro, ci viene detto. Quando chiediamo perché però non possiamo vedere o immaginarci proprio nulla di questo nostro fantomatico futuro, allora ci ricordano che solo profeti e oracoli possono vederlo, il futuro. Cosa pensiamo mai di poter pretendere, insomma?

Di Giorgio Grasso

Un mondo

Quando ero piccolo mi regalarono un atlante geografico. Ne avete uno? Prendetelo allora! Adesso che state toccando quella copertina ruvida, pensate di essere privati di quello che viene considerato un diritto universale: internet. Pausa. Non dovete pensare di esserne privati da un soggetto terzo, che ne so, per esempio il governo italiano. Vi chiedo più un gesto di esilio volontario, di riflessione o se volete di meditazione. No, non così tanto, non vi sto chiedendo di diventare freakettoni! Insomma provate per un attimo a dimenticare di trovarvi in Italia, quindi nessuno sta per ledere gravemente la libertà di espressione e la vostra personale libertà di essere informati.

Siate voi per un istante capaci di perdere la conoscenza della rete, andate oltre. Continuate a toccare il vostro atlante, stringetelo, sfogliate le pagine una dopo l’altra. Annusatele, sporcatevi le dita di polvere. Non abbiate paura, siete al sicuro, protetti, nessuno vi farà del male. Immaginate che le vostre paure siano dei pupazzi di gomma, così i vostri sensi di colpa, e il peso del confronto con le persone che vi stanno attorno. Respirate e mettete da parte tutto ciò che vi terrorizza, abbandonate tutto per un po’. Fuggite, scappate veloci ma non schiantatevi dritti contro il muro per paura di essere inseguiti!

Pensate alla prima volta che avete aperto un atlante. Adesso riapritelo! Fissate l’azzurro, osservate il riflesso azzurro degli oceani che irrompe in tutta la stanza. Andate avanti. Provate a seguire le sfumature dei colori, sentite quel blu scuro che circonda le costellazioni. Sono curioso, voi come ve lo immaginate lo spazio?

Io come un’eterna notte calda.

Quando ero piccolo mi regalarono un atlante, e riesco ancora a sentire una brezza calda, sfiorarmi il collo. E’ come nuotare in un’eterna notte calda.

Vi è mai capitato di sentire una cosa così ultimamente?

Di Roberto Raneri

Giorno Uno

Questo blog non ha alcuna idea di ciò che vuole essere. Forse col tempo e con la pazienza ci sarà una misura più esatta delle ragioni per cui si battono parole su queste (sporche) tastiere. Ma non ci occuperemo di tentare di rispondere a questa domanda. Per ora, l’impresa, l’unica, quella vera, è quella di andare avanti.

Avevamo scritto altri tre paragrafi di pensieri profondi, che definivano con arguzia il modo in cui avevamo intenzione di usare questo spazio per parlare di Musica, Politica, Cinema, Società, Letteratura, facendo capo al tempo stesso alla carenza di un fine, di un obbiettivo, di un intento. Un intento di vita come di informazione. Ma, come abbiamo già detto, l’abbiamo cancellato per sbaglio, quindi ne faremo a meno. Pazienza.

Ah, c’era poi un’altra cosa da dire, rispetto al fatto che questo blog, per quanto come già detto non abbia una chiara idea di che cosa sia, cosa voglia rappresentare o verso dove voglia mirare, è però al corrente del fatto di essere un coacervo di diverse personalità. Diverse, sicuramente. E con diversissimi mezzi e interessi specifici, di volta in volta. Ma ugualmente ignare del destino che le attende. Adesso basta però; non vogliamo che la barca torni sola…