#Verdena a Catania: contro la ragione

Controversial Stage

Ph. Sarah Pafumi © 2015

Quante sfumature possono contraddistinguere una distorsione? Bisognerebbe chiederlo ai fratelli Alberto e Luca Ferrari insieme a Roberta Sammarelli (in arte Verdena), che l’hanno spennellata con perizia e ingegno su tutto il loro ultimo lavoro discografico, Endkadenz (pubblicato da Black Out/Universal). Un lavoro imponente, della durata complessiva di oltre cento minuti, che ha nuovamente reso necessaria la separazione di tutte le tracce su due dischi come accaduto nel 2011 per Wow. Stavolta, però, le due parti verranno commercializzate separatamente, a breve distanza di tempo: alla fine di gennaio è stato dato alle stampe il Vol. 1, e basterà attendere l’estate (si parla addirittura dei primi giorni di maggio), perché il mondo possa conoscere l’opera nella sua complessità. Una distorsione quasi perenne, un insieme pregnante, a tratti struggente, cui è difficile restare indifferenti. Boato fragoroso e mai casuale, proprio come quello che prescriveva il compositore contemporaneo Mauricio Kagel alla fine del Konzertstück für Pauken und Orchester, quando imponeva al percussionista di perforare la membrana del timpano e restarvi dentro col busto nello scoccare l’ultimo colpo: “endkadenz“, appunto, un colpo che chiude e che apre.

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Roberta Sammarelli. Ph. Paola La Spina © 2015

Nonostante la sempre maggiore attenzione ai suoni e alla struttura dei brani in studio, la band ha sempre fatto del momento live il suo baluardo. Consapevole del loro perfezionismo quasi ossessivo, è con profonda curiosità che ho assistito al concerto dello scorso 6 Marzo al Barbara Discolab di Catania. La salita sul palco del terzetto bergamasco è stata anticipata da un corposo e visionario opening act dei maestosi Jennifer Gentle, guidati da Marco Fasolo (che ha anche prodotto due brani di Endkadenz). Dopodiché, il delirio.

Oltre due ore e un quarto di musica senza pause, aperte da Ho una fissa e chiuse da Funeralus, proprio come accade ascoltando il Vol. 1. In mezzo, un pot-pourri dei loro stili, delle facce e delle inclinazioni mostrate in questo percorso discografico lungo sedici anni. Per citarne qualcuna: le atmosfere sognanti della combo Vivere di conseguenza/Contro la ragione; l’intima dolcezza di Trovami un modo semplice per uscirne; la gioia fatta pogo con il tris Attonito/Lui gareggia/Caños; e un abbraccio ai nostalgici con Valvonauta e Luna. I tre – accompagnati sul palco dal giovane polistrumentista Giuseppe Chiara – gestiscono agevolmente una grande mole di strumentazioni ed effetti (su tutti, Alberto e il suo uso dell’octaver sulla voce), scambiandosi di postazione sul palco con sfoggio di abilità musicali notevoli. I brani più recenti, nonostante la loro corposità, sono stati riprodotti in maniera molto fedele, senza per questo tralasciare qualche chicca improvvisativa. In definitiva, i ragazzi di Albino regalano alla calca mai ferma uno spettacolo ottimamente dosato e quasi irreprensibile a livello tecnico, il frutto maturo di tre personalità evidentemente diverse e amalgamate dal tempo e dalla passione.

Fan della prima e dell’ultima ora sono confluiti al Barbara Discolab da ogni parte di Sicilia e Calabria, per una data che registrava il soldout già tre settimane prima. Per questo sembra ancor più beffardo il fatto che non a tutti i detentori di un biglietto sia stato permesso l’ingresso nel locale, velocemente riempitosi oltre i limiti della sua capienza. Di questa vicenda rimangono strascichi polemici e rimbalzi di accuse, che fanno chiarezza solo su certezze tristemente già note: nonostante la crescita perenne della domanda, la musica dal vivo nell’isola a tre punte è destinata a soffrire le costanti carenze strutturali e organizzative. Inutile negare che prima o poi demotiveranno tanto il pubblico ad assistere quanto gli artisti a esibirsi.

Di Graziano D’Anna

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Marco Fasolo. Ph. Paola La Spina © 2015

 

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