Out of Cards?

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QUESTO ARTICOLO È SPOILER FREE


Una delle serie più seguite e meglio scritte del momento, pregiata da testi e cast eccezionali – Kevin Spacey e Robin Wright fra tutti – House of Cards è adesso arrivata ad un bivio importante.

Il 27 Febbraio è finalmente uscita in integrale su Netflix la terza stagione della serie scritta da Beau Willimon. In Italia sarà trasmessa da Sky, dove eccezion fatta per i primi due episodi che saranno trasmessi il prossimo 4 Marzo, la serie costituirà per i prossimi mesi l’appuntamento fisso del mercoledì sera.

Ed ecco il bivio. Tentando di evitare qualsivoglia tipo di spoiler, diciamo che, se le prime due stagioni hanno rappresentato uno dei più avvincenti intrecci seriali che la televisione (americana) ci abbia regalato negli ultimi anni, sembra che siamo proprio adesso giunti al culmine della narrazione – oppure no?

Perché, se fosse così, allora viene da chiedersi: quante altre stagioni vogliamo aspettarci ancora? Un appassionato direbbe: quante più possibile, che domande! Ma ha veramente senso ragionare in questo modo? Portare la storia al suo – apparente – culmine narrativo alla fine della seconda stagione ha come inevitabile conseguenza che il climax così raggiunto vada consumato nell’arco di non più di altre due stagioni – la terza e la, probabile, quarta.

Quindi: o non abbiamo davvero capito niente fino ad adesso rispetto a quale sia il vero climax di questa serie, o ci attende a breve l’inizio di un serio sbrodolamento narrativo. Ad essere sinceri, i primi due episodi, che abbiamo già visto, lasciano presagire proprio la seconda delle due ipotesi.

Sarebbe molto triste vedere l’avvincente e coraggioso intreccio narrativo finora delineato dissolversi nell’ennesimo eccesso seriale, ma non sarebbe di certo la prima volta. Molte ottime idee per la televisione sono state rovinate dal loro stesso successo. Quando una serie televisiva riscontra un successo planetario trasversale, è quasi automatico che scattino dalla produzione precise pressioni sugli scrittori per allungare il più possibile la fonte dei profitti. Tra l’altro, si tratta in questo caso proprio della prima serie originale prodotta da Netflix ad avere riscosso un successo virale, grazie alla quale l’azienda è riuscita a crescere ed espandersi. Non sarebbe strano che tentassero quindi di cavalcare l’onda il più possibile, a scapito della solidità narrativa del prodotto.

Ecco, speriamo davvero tanto di sbagliarci: che la serie sia diretta dove non possiamo immaginare. Oppure che, se veramente abbiamo raggiunto il culmine, non adattino il contenuto di una due stagioni ad altre cinque. Se non fosse così, però, questa terza serie si paventerebbe come l’inizio della fine.

Vi aggiorniamo fra qualche giorno, quando avremo avuto il tempo di vedere tutto.

Di Giorgio Grasso

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