È tempo

È ormai universalmente riconosciuto, dal 8 novembre 2011 il quarto governo Berlusconi non ha più la maggioranza, la frittata è fatta. In tutti i giornali del mondo piovono immagini della lunga carriera politica del presidente del consiglio italiano. Scorrono ormai senza sosta, CNN e NY Times riprendono la sua faccia corrucciata e tutta la verità delle sue rughe, il pizzinino lasciato sul seggio della Camera, gli 8 tiratori scelti che l’hanno tradito. Ma nessuna di queste immagini rappresenta significativamente Silvio Berlusconi, un uomo che alla vigilia della più importante crisi politica ed economica della storia della repubblica, decide di convocare il vertice aziendale, ovvero i figli Marina, Eleonora e Pier Silvio, con i suoi più stretti collaboratori Fedele Confalonieri ed il suo immancabile avvocato-parlamentare Nicolò Ghedini. Questa è la fotografia della caduta, questo passaggio descrive l’iter politico degli ultimi di 17 anni.

Abbiamo tutti gli elementi, il familismo industriale che arena il mercato, la sovrapposizione dei ruoli istituzionali ed il deterioramento della politica in generale, la convinzione di potere costruire decisioni importanti ad arte o meglio ad hoc, senza un coinvolgimento collettivo e diffuso. In un contesto del genere, lo scioglimento del potere non avviene per bravura dell’opposizione, questo è bene ricordarlo. La transizione post-berlusconiana è spinta da una situazione economica drammatica, come in tutti cicli storici. Le dimissioni del presidente del consiglio quando arriveranno, non saranno  un gesto inevitabile perché il PD ha raggiunto finalmente una leadership politica esaltante, ma perché il titolo Mediaset quotato in borsa ha perso più del 12% oggi.

In pochi giorni il destino del nostro paese potrebbe cambiare. Gli invitati avanzano curiosi all’ingresso del transatlantico, ma sapranno dove stanno andando e come arrivare alla fine della traversata?

Tutti rumor suggeriscono che il neo-senatore a vita, Mario Monti economista con educazione bocconiana possa guidare un governo tecnico che aiuti l’Italia ad uscire dalle fauci del mercato finanziario, dai tassi di interesse sul debito pubblico che lievitano oltre le soglie di attenzione del 7%. Non sappiamo se dopo le consultazioni (che dovrebbero consumarsi entro questa settima) il parlamento offrirà la fiducia al piano Monti, proposto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Possiamo solo immaginare che sia la soluzione più facile (1) da governare in un contesto di indecisione cronica di tutti gli schieramenti, e di totale mancanza di programmi elettorali definiti oltre che di leader politici. Chi votereste voi se si andasse al voto il 29 gennaio?

E’ tempo di pensare concretamente, lasciando da parte esistenzialismo, ma senza rinunciare al sogno di potere essere meglio rappresentati dai legislatori e senza abbandonare la pretesa di spiegare perché abbiamo una perdita di rappresentazione. Difficile sentirsi vicini alla politica con questa legge elettorale (di cui sarebbe bene parlare maggiormente), meno complicato con l’introduzione delle preferenze, ma poco realistico se si vota a ridosso di febbraio.

ll nostro, è il tempo più fragile di tutto il processo di transizione, stiamo vivendo una post-democrazia. La mancanza di una vera alternativa politica, che sia radicalmente diversa dalla politica showbiz, ci obbliga tutti ad una maggiore partecipazione ed attenzione per tutto ciò che dipende direttamente o indirettamente dalle nostre scelte individuali e collettive. La politica non può cambiare da sola, l’economia non può reagire e tornare a crescere, senza una società che cambia.

1. in termini di gestione parlamentare, non di preferenza politica.

Di Roberto Raneri

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4 thoughts on “È tempo

  1. Non so se sono d’accordo sulla frase “il governo Monti è la soluzione più facile da governare” perché la vedo come una delle soluzioni peggiori che si possano auspicare. Siamo esattamente nella stessa posizione della Grecia quando ha chiesto l’aiuto dell’Europa (al tempo i tassi di interesse sul debito erano alla stessa quota a cui sono arrivati oggi quelli italiani, ovvero più del 7% come avete ricordato). La ricetta allora auspicata prevedeva l’adozione di misure restrittive ben precise raccomandate dal Fondo Monetario Internazionale e aveva consiglieri ben precisi formatisi alla Goldman Sachs (gli stessi che hanno portato la Grecia alla situazione in cui é ora). Allo stesso modo pensate alla carriera di Mario Monti: prima rettore della Bocconi, poi International Advisor per la Goldman Sachs, poi commissario per la competitività al tempo della presidenza Prodi alla Commissione Europea.
    Poi pensate alla lettera inviata alla BCE il 4 novembre all’Italia in cui si raccomandano delle politiche ben precise, oramai ben note, come l’estensione delle privatizzazioni, la rinuncia ai salari minimi, licenziamenti, innalzamento dell’età pensionabile e via di seguito . Se uno più uno fa due, avremo questo benedetto governo tecnico. Che Dio benedica l’economia capitalista!!
    D’altronde non abbiamo scelta benché si dica il contrario: il commissariamento dell’Italia è già stato deciso dai vertici europei ed internazionali e a noi, la popolazione, non resta proprio un bel niente da decidere.
    Scusate la lunghezza, ma dovevo sfogarmi.

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  2. Chiara io sono d’accordo nel dire che questo particolare modello di economia neo-liberista fondato sulla crescita non puo’ rispondere alle necessita’ umane – non umanitarie, attenzione – di questo particolare momento storico, italiano, europeo, mondiale. In Monti probabilmente sperimenteremo un nuovo capitolo riveduto e corretto di sana deregulation, per il bene comune dell’ordine costituito. Ma mi chiedo anche: fino a che punto le nostre alternative politiche nel breve e medio termine ci permettono di pensare altrimenti?
    Abbiamo al momento un problema serio di rappresentanza che non puo’ essere risolto dall’urgenza, solo aggravato. Ora, non e’ nemmeno detto che il tempo guadagnato dal decorso di un governo tecnico sia bastante ad “illuminare” le coscienze – ed e’ comunque inquietante dovere ammiccare ad una vera e propria epifania politica. Ci possiamo davvero permettere di andare al voto adesso? Fino a che punto in ogni caso ci sarebbe alcuna variazione del piano economico? Possiamo desiderare di modificare il sistema capitalistico mondiale basato sulla speculazione, ma possiamo permetterci di pianificare questo intervento senza una classe politica che ci rappresenti? E mentre desideriamo aspettando di votare, cosa succede? Dopotutto, fino a quando saremo parte del sistema, ne saremo anche inevitabilmente influenzati. E temo che non ci verrebbe permesso di fare la parte dell’Islanda…

    Giorgio

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  3. Mi riferivo alla gestibilità politica-istituzionale, non alle preferenza politiche. Sicuramente il governo tecnico non è la soluzione auspicabile per chi non si sente rappresentato dall’area politica di Confindustria,perchè di questa corrente parliamo, però bisogna scongiurare esclusivamente la possibilità di un peggio a questo, e soluzioni peggiori esistono, lo sappiamo. Molto probabilmente la destra, dopo questo governo tecnico, si ri-compatterà, e quasi sicuramente riconquisterà punti nei sondaggi, forse vincerà le prossime elezioni.

    Quindi a partire da ora bisogna iniziare a rifiutare questo modello produttivo-sociale, discutere, creare opinione trovando il nostro modo e il nostro canale. Non vorrei svegliarmi un giorno con una destra rinnovata al potere oppure ‘Er Pelliccia’.

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  4. Cari Giorgio e Sconosciuto (!)..voi mi parlate di stabilità politica e io vi dico che abito in un paese in cui il governo non esiste da più di un anno..
    Non si tratta solo di confindustria, in tempo di crisi, lo sapete meglio di me, la politica corrente lascia il posto allo stato di eccezione..Anche l’intramontabile Berlusconi si é piegato a questa dura realtà (chi l0avrebbe mai scommesso che se ne sarebbe andato così?). Io il governo Monti non l’ho scelto non lo voglio non é democratico fare ciò e la Grecia ne é una dimostrazione (tutto quello che succede
    li succede perché primo ministro e ministri sono dei burattini in mano agli speculatori). Allora dove era questa politica stabile che vogliamo ristabilire?
    Le elezioni potevano essere un’alternativa?Se fossi nata in un altro paese avrei detto sicuramente si..ci sono stati capi di governo che in passato hanno detto NO noi i soldi alle banche non li diamo, il denaro pubblico resta denaro pubblico e si spende per la gente..perfino Bossi nella sua ignoranza completa concepisce il concetto di pensione pubblica..
    Essendo italiana dico che se si andrà a elezioni probabilmente non cambierà nulla (a parte perdere un pò di tempo e di soldi pubblici), dal momento che il PD italiano vede Monti come un eroe della patria (anche se SEl e Italia dei valori la pensano in maniera esattamente opposta, quindi chissà una piccola scintilla di speranza)..ma io posso, dico POSSO essere interpellata attraverso il mio voto nel momento in cui devo essere governata?Non é solo una questione formale..in casi come questi dovrebbe essere fatto un referendum, dal momento che il debito pubblico italiano ha raggiunto un livello insostenibile e che, fatto più grave, i nostri soldi sono usati non per finanziare la spesa sociale ma per ingrassare il conto in banca di qualche porco schifoso banchiere o chi per lui..

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